Terremoti: perché c’è il rischio di contaminazione dell’acqua

Terremoti: perché c’è il rischio di contaminazione dell’acqua

Tra le conseguenze sottovalutate di un terremoto, da parte di chi subisce l’evento, c’è anche il rischio di contaminazione dell’acqua: ecco perché.

 

Contaminazione batterica della rete idrica e derrate alimentari a rischio microbiologico: sono questi i pericoli più comuni dopo eventi sismici come quelli che si sono verificati in questo periodo in Centro Italia. Secondo Luciano Atzori e Sabina Rubini, biologi esperti in sicurezza alimentare (Studio ABR), «tra i vari aspetti legati a un evento sismico, da non trascurare c’è quello dell’approvvigionamento e della somministrazione alimentare: il rischio può facilmente trasformarsi in concreto pericolo igienico-sanitario».

Consideriamo esclusivamente l’aspetto della generale situazione igienico-sanitaria. Per esempio, le case dichiarate agibili possono celare rischi difficilmente valutabili a priori, come tubature con micro lesioni: in questo caso è possibile che vi sia una progressiva contaminazione microbiologica e persino chimica dell’acqua.

In particolare, gli esperti di Studio ABR fanno riferimento alla potenziale contaminazione microbiologica della rete idrica (acqua potabile) da parte di materiale terroso, nel caso di reti fognarie collassate sotto il peso delle macerie. Sono possibili sia contaminazioni riconducibili a microrganismi ambientali, spesso opportunisti (ossia poco virulenti: determinano la malattia solo nell’ospite immuno-compromesso o immuno-depresso), quali Pseudomonas aeruginosa o altri macro parassiti (nematodi, cestodi eccetera), sia a microrganismi patogeni come coliformi fecali, escherichia coli, streptococchi fecali, virus enterici, protozoi patogeni. “Occorre considerare anche la possibilità di contaminazione delle falde acquifere, soprattutto superficiali, che nelle frazioni di piccoli centri urbani sono spesso captate senza passare da una potabilizzazione”.

Perciò anche fare una doccia o lavarsi il viso o le mani «potrebbe, in caso di microlesioni cutanee, come piccoli tagli o escoriazioni, essere potenzialmente pericoloso», avvertono i biologi. Lo stesso vale per le fontanelle presenti nei comuni colpiti dal terremoto, «che sono comunque normalmente controllate per un periodo di tempo determinato, a seconda del rischio sismico alle quali sono state sottoposte».

Oltre al rischio idrico c’è poi quello microbiologico derivante dalla gestione d’emergenza dei pasti per gli sfollati: sarebbe da favorire, affermano i biologi, «la distribuzione di prodotti preconfezionati o trattati con conservanti che ne aumentino la stabilità e conservabilità» oltre che, naturalmente, di posateria monouso.

 

Fonte: www.focus.it